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    May 16

    Giro d'Italia ancora a Peschici

    TAPPA TUTTA ITALIANA AL GIRO D”ITALIA… OVVIO, SI ARRIVAVA A PESCHICI!

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    La tappa a Priamo e la maglia rosa a Visconti. Ne volete di più?

    Non c’è stato modo migliore di salutare e osannare la carovana dei girini da parte della cittadina garganica oppressa da malumori e perplessità sul suo immediato futuro. Il “colpo basso” della passata stagione con quel rogo che ha provocato anche morti non è stato ancora metabolizzato e su tutto incombe un interrogativo pressante: “Come andrà la prossima?” Benvenuto allora al Giro, che ha - almeno si spera - dissolto qualche dubbio: il paese c’è, la vegetazione c’è (diminuita ma c’è), gli abitanti sono sempre lì, non li ha evacuati nessuno, la voglia di proporsi al meglio c’è anche questa, l’ospitalità si è “raddrizzata” perché s’è capito che tutto può succedere da un momento all’altro quindi non mi conviene tanto fare lo “sborone”, le case sono sempre in piedi e Peschici è sempre Peschici! Le riprese televisive, d’altronde, sono state buoni testimoni di tutto quanto elencato e non mentono, non possono mentire.

    Chi ancora telefona alle agenzie rivolgendo domande a dir poco strane sullo stato di salute della cittadina (neanche fosse stata attraversata da un uragano o sommersa da uno tsunami) ne avrà avuto ampia conferma e si spera che ogni perplessità si sia vanificata. Peschici ha salutato il Giro e ha portato fortuna ai colori italiani regalando vittoria e primato in classifica a corridori di casa nostra, per di più giovani ed entusiasti, sportivi fino al midollo.

    Di rimando ci auguriamo che il Giro abbia fatto bene a Peschici. Nessuna pretesa, sia chiaro, ma almeno oggi è andata in onda sugli schermi di mezza Europa la documentazione che la vita non s’è mai fermata e continua ad andare avanti, con qualche ramo in meno, sicuro, ma nella certezza che nulla si è “mai” perduto definitivamente e tutto riprenderà - come ha già ripreso - con una coscienza maggiore e un’acuita forza di volontà.

     

    PIERO GIANNINI

    su www.puntodistella.it

     

     

    May 09

    Un paese (Sannicandro Garganico) si converte all’ebraismo

    LA SINGOLARE STORIA DI DONATO MANDUZIO E DEGLI EBREI GARGANICI

    Autore: Antonio Vigilante









    Il volume di Elena Cassin su Manduzio




    Ho voglia, nella giornata della memoria, di raccontarvi una storia non tragica, anzi a lieto fine; una storia nostra, garganica, anche se non abbiamo molta voglia di riconoscerla come tale, perché provoca in noi qualche imbarazzo. E’ una storia quasi incredibile, che percorre al contrario, ed in piccolo, il cammino che ha portato all’Olocausto.
    La notte fra il 10 e l’11 agosto del 1930 un uomo dorme nella sua casa: una stanza imbiancata a calce con un soppalco in legno. Una casa povera di un paese povero. Il paese si chiama Sannicandro, e si trova nella parte settentrionale del Gargano.
    L’uomo invece si chiama Donato Manduzio, ha quarantacinque anni, è sposato con una donna di poco più giovane di lui ed è conosciuto ed apprezzato nel paese per certe sue doti di guaritore, oltre che per l’abilità nell’organizzare teatrini popolari.



    Donato Manduzio


    Dunque Donato dorme, ma una voce lo sveglia. La voce dice: “Ecco, vi porto una luce”. E nel buio Donato vede un uomo con in mano una lanterna spenta. Per accendere quella lanterna, spiega quell’uomo a Donato, occorre del fuoco, ed è proprio lui, Donato, che lo possiede.
    Donato Manduzio capirà il senso di quella visione solo il giorno dopo, quando un suo conoscente gli porterà una copia della Bibbia ricevuta da un protestante. La lettura della Bibbia lo sconvolge: distrugge le statue e le immagini di Cristo, della Madonna e dell’Arcangelo Michele che ha in casa, considerandole segni di idolatria; il suo Dio da ora in poi sarà il Dio dell’Antico Testamento.

    Manduzio, cioè, segue la religione ebraica, ma non lo sa ancora. Degli ebrei non ha mai sentito parlare, non sa nemmeno che esistano ancora. Immagina che il popolo dell’Antico Testamento sia scomparso. Grande è la sua meraviglia quando scopre che invece gli ebrei esistono ancora, e che anzi sono anche in Italia.

    Subito, insieme ai compaesani che condividono la sua conversione (poco più di una ventina), prende contatto con la comunità ebraica di Roma per ottenere il riconoscimento ufficiale dell’appartenenza al popolo ebraico. La cosa non è facile. Gli ebrei non fanno proselitismo, ed il processo di conversione è lungo ed accurato, ma Donato ed i suoi sono determinati, non vogliono per nulla al mondo rinunciare alla verità, una volta che sono riusciti a scovarla.




    Il neo convertito Antonio Bonfitto e il suo asino con la stella di Davide





    E così il 22 ottobre, alla presenza del rappresentante del rabbino di Roma, viene inaugurata la sinagoga di Sannicandro garganico: una abitazione povera come le altre, con l’essenziale per il culto ebraico.

    Arrivano, nel settembre del 1938, le prime leggi razziali, che porteranno a gravi forme di discriminazione nei confronti egli ebrei. Da Roma, il rabbino capo cerca di risparmiare agli entusiasti di Sannicandro la persecuzione: “Voi - scrive a Manduzio - non siete ebrei, perché non siete nati ebrei, e d’altra parte la vostra conversione non è stata mai legalizzata”*.
    Ma Manduzio risponde sdegnato. E’ ebreo, e tale vuole essere riconosciuto a tutti gli effetti, costi quel che costi.

    La vita della comunità prosegue tra l’ostilità delle autorità fasciste, scandita dalle principali festività ebraica ma anche da frequenti discordie interne, fino a quando gli Alleati entrano anche a Sannicandro. Tra loro, dei soldati ebrei della VIII armata britannica, che apprendono con non poco stupore dell’esistenza di quello stranissimo gruppo di ebrei garganici. Dai frequenti contatti con questi soldati nasce la prima idea di emigrare in Israele.


    Il 4 agosto del 1946 finalmente gli ebrei di Sannicandro ricevono la circoncisione. Davide Manduzio muore poco tempo dopo, compiuta la missione di completare la conversione dei suoi all’ebraismo.

    L’11 novembre del 1949 gran parte degli ebrei di Sannicancro partono per la Terrasanta. Alla migrazione, fenomeno di ieri e di oggi nella terra garganica, questi uomini riuscirono a dare un significato particolarmente profondo. Non era un andare verso una terra sconosciuta, ma il ritorno a casa.

    Quale è la morale di questa storia? Mi fa venire in mente una storia che racconta Moni Ovadia nel suo ultimo spettacolo. Un ebreo novantenne di origine ucraina - un uomo che nella vita ne ha viste di tutti i colori - incontra nella metropolitana, a New York, un uomo di colore con l’abito e l’acconciatura tradizionale ebraici. Non crede ai suoi occhi, e non resiste alla tentazione di parlargli. Gli si avvicina e gli chiede: “Scusi, non riesco a fare a meno di farle una domanda. Ma a lei, essere nero non bastava?” A questo punto il pubblico ride ed applaude. La storia finisce lì.
    Nessuno sa quale sia la risposta del nero ebreo. A nessuno interessa. Eppure io so che in quella risposta c’è la morale della storia singolare di Donato Manduzio e dei suoi.





    * Elena Cassin, San Nicandro. Un paese si converte all’ebraismo, Corbaccio, Milano 1995, p. 47.






    ©2008 Antonio Vigilante. Questo saggio è tratto dal blog MUNTU, LABORATORIO DIDATTICO.


    Le foto utilizzate per illustrare questo articolo sono tratte dal volume di Elena Cassin.









    May 04

    SAGRA DELLE ARANCE 2008

    SABATO, 3 MAGGIO: RODI RENDE OMAGGIO ALLA PROPRIA RICCHEZZA

     

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      Da pomeriggio del 3 scorso a sera inoltrata, vi hanno partecipato tutti: singoli privati e operatori turistici, imprenditori addetti ai lavori e scolaresche. Una festa di colori, suoni, giochi, profumi, balli, canti e danze (giovanissimi ballerini si sono esibiti in una sfrenata pizzica carpinese ossequiando le tradizioni dei padri). Tra banchetti addobbati (uno allestito persino dal “glorioso” URIATINON… Cos’è? Scopritelo da soli, se siete capaci!) e imbanditi in concorrenza con tavolate da pranzo natalizio o matrimoniale e artisti di strada lanciati nelle loro funamboliche acrobazie, si sono sviluppati orgoglio e passione di chi ha voluto riportare agli antichi fasti, nelle loro più diversificate utilizzazioni, frutti che hanno colmato i mercati di mezza Europa osando perfino varcare gli oceani. Erano i primi anni del Novecento, certo, ma sono ritornati, o almeno stanno ritornando a farsi rispettare. Le foto parlano da sole, ha suggerito con la solita modestia l’autrice (Terry Rauzino), che proprio per questo non ha voluto stendere un rigo di commento. E sono talmente tante che non abbiamo resistito a sceglierne una trentina e farne addirittura tre pagine da pubblicare su questo sito. Godetevele tutte! … Dimenticavamo la consueta sollecitazione quando si tratta di… politici. LETTERINA - Esimio signor Carmine D’Anelli, sindaco di Rodi, cerchiamo di fare in modo che certe manifestazioni non si esauriscano per inedia. Non ci faccia dire altro, perché entrambi sappiamo (noi forse più di lei!), cosa s’intenda per inedia. Sono così ricche di fascino, turbamento, retaggio, malìa, magìa, che vedersele sfumare sotto gli occhi farebbe male al cuore. A buon intenditor… FINE DELLA LETTERINA

    PIERO GIANNINI

    su www.puntodistella.it 

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