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August 25 ESPROPRIAMO KALENAAppello del Centro Studi “Martella” di Peschici al ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, per chiedere l’esproprio immediato dell’Abazia Benedettina di Kàlena (872 d.C.)
KALENA UNA COLPEVOLE RIMOZIONE
L’abbazia di Santa Maria di Kàlena, in agro di Peschici (Fg) è lo specchio del disinteresse della proprietà nei confronti della tutela e della valorizzazione del patrimonio architettonico in suo “affido”. Ma è anche lo specchio di una colpevole dimenticanza della Soprintendenza ai beni culturali e architettonici della Puglia, Ente preposto alla tutela dell’ abbazia stessa. Infatti, nonostante dal 1997 l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale sia molto forte su Kàlena, l’Ente di tutela non ha mai imposto (effettivamente e non soltanto sulla carta) ai proprietari le opportune misure di “conservazione” previste dalla normativa sui beni culturali.
Eppure il Ministero ha invitato da tempo la Soprintendenza a muoversi in questo senso. Il 23 aprile 2003 il soprintendente Giammarco Jacobitti rispondeva con questa nota rassicurante al Ministero che lo sollecitava ad applicare la normativa della legge 490/99 per l’abbazia di Kàlena: “Questo Ufficio, con nota n. 23673 del 23.09.2003, invitava i proprietari a contattare il funzionario tecnico di zona (allora era l’arch. Nunzio Tomaiuoli; ndr) per concordare la data del sopralluogo e le modalità di presentazione degli atti progettuali. A seguito di sopralluogo congiunto, i proprietari si sono impegnati a predisporre atti progettuali volti alla realizzazione delle seguenti opere: a) risanamento delle creste murarie della chiesa e del recinto del complesso e successiva protezione con massetto in cocciopesto di colore grigio; b) consolidamento e restauro della copertura lignea della campata absidale; c) impermeabilizzazione degli estradossi delle navate laterali; d) ricomposizione e bloccaggio degli elementi lapidei dell’ambito sommatale della vela campanaria e posa in opera di massetto protettivo in cocciopesto di colore grigio; e) rifacimento dei canali di gronda e dei discendenti pluviali (in rame) sul prospetto laterale (lato cortile) della chiesa e dell’edificio adibito ad abitazione dei proprietari; f) interventi di stilatura dei giunti dei conci lapidei lungo le sconnessioni della tessitura muraria; g) bonifica dei vani della primitiva chiesa. A riguardo, il soprintendente Jacobitti faceva presente al Ministero che i proprietari di Kàlena erano prossimi a trasmettere al suo Ufficio il progetto delle misure conservative del bene, concludendo con questa secca nota: “Qualora i suddetti Proprietari disattenderanno agli impegni assunti, questo Ufficio procederà immediatamente ai sensi degli articoli 37 e 38 del citato decreto legislativo N° 490/’99”. Iacobitti quantificava il preventivo di spesa dell’intervento da realizzarsi a Kàlena: il costo del restauro dell’intero complesso poteva attestarsi presumibilmente intorno a un milione e mezzo di euro; riguardo poi alla sua funzionalità, la spesa (non inferiore a 750mila euro) poteva variare a seconda della tipologia funzionale che si intendeva conferirgli (museo, struttura di accoglienza, o altro). Il 19 maggio 2003 il Ministero per i beni e le Attività culturali, Direzione Generale per i beni Architettonici ed il Paesaggio (Serv. III, Prot. N. 17790) rispondeva così al Soprintendente di Bari: «E’ pervenuta a questa D.G. la nota prot. 7384 del 23 aprile 2003 con la quale la S.V., secondo quanto richiesto, riferisce nel merito dell’effettivo interesse e stato di conservazione dell’immobile nonché sugli interventi di restauro, e relativi costi, necessari a restituire funzionalità al bene medesimo. Non potendo questo Ministero, allo stato attuale, sopperire direttamente alle necessità di restauro e rifunzionalizzazione dell’immobile si ritiene di poter pienamente condividere quanto concordato tra la S.V. ed i proprietari del complesso. «A tale proposito si rammenta che, secondo quanto stabilito dall’art. 41 del D.Lgs 490/99 comma 1: “Lo Stato ha facoltà di concorrere nella spesa sostenuta dal proprietario del bene culturale per l’esecuzione degli interventi di restauro per un ammontare non superiore alla metà della stessa”. Sarà dunque facoltà della S.V., valutata la qualità del restauro effettuato dal proprietario, concedere allo stesso un contributo pari anche al 50 percento della spesa sostenuta». La nota ministeriale era firmata dal responsabile del procedimento, architetto Maria Maddalena Scoccianti, e dal Direttore generale, architetto Roberto Cecchi. In questi anni la Soprintendenza di Bari si è completamente dimenticata di Kàlena… Ha completamente rimosso la sua dichiarazione d’intenti di procedere all’applicazione degli articoli 37 e 38 del citato decreto legislativo N° 490/’99. Gli interventi di recupero ormai inderogabili per la sopravvivenza del monumento non sono mai stati imposti alla proprietà che andava obbligata dal 2003, come da normativa, all’esecuzione delle opere necessarie alla reintegrazione del bene culturale. In caso di inottemperanza, il Ministero era tenuto direttamente, d’ufficio, ad attuarlo, notificando le spese all’obbligato. Non lo ha mai fatto perché la Sovrintendenza non ha mai dato seguito alla sua nota del 2003. I principi richiamati nella nota Jacobitti al Ministero sono stati riconfermati dall’attuale normativa, vigente dal 2004: il codice Urbani sui “beni culturali e sul paesaggio” mette sempre in primo piano la conservazione dell’integrità dei beni sottoposti a tutela, la loro valorizzazione ed il rispetto dell’interesse pubblico generale. L’articolo 95 del Codice Urbani prevede l’estrema ratio: se c’è un importante interesse a migliorare le condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica di monumento, esso può essere espropriato direttamente dal Ministero per causa di pubblica utilità. Lo stesso provvedimento può essere adottato dalla Regione Puglia. Perché la Soprintendenza in tutti questi anni non ha mai dato un reale seguito all’invito ministeriale di portare avanti la questione del restauro di Kàlena? Perché ha ignorato la legge vigente, impedendo al Ministero di procedere nelle misure del restauro coatto e dell’esproprio? Perché non ha proceduto con celerità al progetto che avrebbe permesso di utilizzare i 500mila euro stanziati dal ministro Rutelli e azzerati nell’attuale finanziaria perché l’opera non è stata ancora cantierizzata? Crediamo sia giunta l’ora che la normativa dell’esproprio venga finalmente applicata anche per Kàlena, visto che la Legge è stata disattesa da anni e il Consiglio Comunale di Peschici ha deliberato di procedere all’esproprio per pubblica utilità sin dal lontano 2005. Deliberato mai attuato. Con l’aggravante della perdita di un vecchio finanziamento (del Ministero dell'Economia) di 350mila euro. Chiediamo al ministro Bondi di adoperarsi per l’esproprio immediato dell’abbazia di Peschici. Kàlena non può aspettare oltre. Sta davvero crollando! prof.ssa Teresa Maria Rauzino
presidente Centro Studi MARTELLA di Peschici
August 09 L’OASI NATURALISTICO- ARCHEOLOGICA “LA SALATA” VIESTEIII Appuntamento della kermesse delle Edizioni del Rosone: "IL GARGANO TRA NATURA E CULTURA"
VISITA GUIDATA ALL’OASI NATURALISTICO- ARCHEOLOGICA“LA SALATA” DI VIESTE, FAMOSA IN TUTTO IL MONDO, MA NON QUI DA NOI
Proseguono gli incontri organizzati nell'ambito della manifestazione del Rosone "Il Gargano tra natura e cultura". Ieri 8 agosto 2008, un gruppo di escursionisti guidato da Carmen Ranalli dell'agenzia Sinergie, ha partecipato alla visita guidata all'oasi naturalistico-archeologica “La Salata”, un antichissimo sito archeologico recuperato nel 1997dai volontari del WWF di Vieste.
Costituito da oltre 300 tombe scavate interamente nella roccia, in grotte naturali, il complesso cimiteriale paleocristiano del III-IV sec. d.C., è costituito da tombe terragne, parietali, ad arcosolio e da un unico e raro esempio di tomba a baldacchino. Ma la sua bellezza non è solo di natura archeologica. La necropoli, che si estende su un'area di 6000 mq, è immersa in un suggestivo scenario naturale fatto di macchia mediterranea e due sorgenti carsiche, all'interno delle quali vivono indisturbate tartarughe, anguille e rane.
Qualche anno fa il programma GEO&GEO le dedicò una puntata, approfondendo il fenomeno del carsismo presente nel sito; l’anno scorso anche “Linea Blu” si occupò dell’Oasi di Vieste. La celebre guida “Lonely Planet”, nell’edizione 2008, ha inserito “La Salata” tra i posti più affascinanti da visitare.
Il sito attualmente è affidato al Santuario S. Maria di Merino ed è uno dei pochi del Gargano organizzato per le visite guidate, grazie alle guide volontarie dell’Agenzia “Sinergie”, agenzia di Guide Ufficiali del Parco Nazionale del Gargano.
«Durante il periodo scolastico – ci spiega la responsabile del settore Comunicazione e Visite guidate, Dott.ssa Francesca Toto – sono molte le scuole e le Università che vengono a visitare “La Salata”. Per le scuole organizziamo attività di educazione ambientale molto specifiche e mirate non solo alla conoscenza ambientale ma anche e soprattutto all’educare i ragazzi a vivere e lavorare in gruppo».
La visita non necessita di prenotazione, ha una durata di 40 min. circa e non presenta alcuna difficoltà; ad accompagnarvi sarà una guida di “Sinergie” che troverete direttamente all'ingresso dell'Oasi nei seguenti giorni ed orari:
GIUGNO: Lunedì, Mercoledì, Venerdì ore 17,30 e 18,15.
LUGLIO E AGOSTO: Dal Lunedì al Venerdì ore 17,30 e 18, 15.
SETTEMBRE: Lunedì, Mercoledì, Venerdì ore 16,00 e 16,45.
DA OTTOBRE A MAGGIO: visite solo su richiesta e per minimo 8 persone
COME ARRIVARCI
La Necropoli è situata sulla litoranea Vieste- Peschici (S.P. n° 52) al km 7,3 accanto all'Hotel - Villaggio Il Gabbiano". Appena giunti nei pressi del villaggio Baia dei Lombardi, parcheggiare e proseguire a piedi lungo la stradina che conduce all'Hotel Gabbiano Beach.
L'ingresso dell'Oasi è adiacente al cancello dell'Hotel Gabbiano.
Per la visita è previsto un contributo per la manutenzione dell'Oasi di euro 4,00 a persona con gratuità per ragazzi fino a 12 anni.
Per informazioni: Agenzia SINERGIE 0884-706635; 338-8406215.
ALBUM FOTOGRAFICO REALIZZATO DA TERRY RAUZINO DURANTE LA VISITA GUIDATA ALL'OASI "LA SALATA":
ITINERARIO DELL'ARCHEOLOGO Le necropoli di Vieste sono complessi cimiteriali ubicati lontano dai centri abitati in ipogei (grotte), databili al III-IV secolo del periodo paleocristiano. I loculi, scavati nella roccia, non hanno un ordine prestabilito: sono sparse sia sul pavimento (tombe terragne) che sulle pareti (tombe parietali) o tipizzati da arcosoli, che sovrastano uno o più loculi.
Gli ipogei erano preceduti da dromos, stretti corridoi di accesso, non sempre ricavati nella roccia, ma spesso costruiti con pali e rami intrecciati, che avevano forse lo scopo di impedire ai curiosi di guardarvi con facilità o di penetrarvi all'improvviso.
E' probabile che gli stessi ipogei fossero utilizzati dagli uomini nella preistoria come dimore o come ricovero per gli animali.
Le necropoli della Salata e della Salatella sono ubicate entrambe su un'area estesa circa 6000 mq., a nord-ovest, sul costone, nei pressi del complesso turistico del Gabbiano Beach. Nella parte alta sono situate quelle della Salatella e comprendono due ipogei intercomunicanti. Il primo a sinistra, suddiviso in due ambienti e quello a destra, caratterizzato da una tomba a baldacchino. Poco distante e quasi alla stessa, altezza vi è un altro ipogeo molto più piccolo e con pochi loculi. Lungo il sentiero che porta al mare si incontra ancora una piccola grotta, in cui si intravede solo un arcosolio e a circa 1O metri un complesso maggiore, formato da due ambienti intercomunicanti, a cui si accedeva per mezzo di un uscio posto nella parte opposta. Il primo è parzialmente crollato e l'altro molto più in basso presenta un pilastro al centro con numerose tombe.
LA SALATA
Il complesso cimiteriale maggiore e più spettacolare è quello della Salata, posto di fronte al mare e, reso più appartato da un ruscello proveniente da una grotta naturale, sulle cui pareti sono scavate alcune tombe. Si sviluppa su un grottone con una falesia alta circa 30 metri. In quella centrale i loculi, di diverse dimensioni, sono sparsi ovunque, anche negli anfratti più recessi e a notevoli altezze. Quelli piccoli dovevano accogliere le ceneri dei deceduti cremati. Sulla parete sinistra si notano alcuni arcosoli contornati da tombe in bell'ordine, mentre su quella di destra sono ubicati due complessi sovrapposti. In ognuno di essi si notano in modo ordinato arcosoli, tombe terragne e parietali. A quello superiore si accede per mezzo di una stretta scalinata ricavata nella roccia stessa. Le sepolture cristiane, a differenza di quelle daunie con ricco corredo e cadavere posto in posizione fetale, si presentavano povere (solo lucerne votive con simboli cristiani) e con cadavere in posizione distesa. Le tombe, tutte studiate durante le passate campagne archeologi che, erano sigillate con lastre di terracotta, a modo delle catacombe romane. Gli archeologi hanno definito questa necropoli come la più maestosa e suggestiva, nel suo genere, dell'intero bacino Mediterraneo. E' la più antica testimonianza dell'arrivo del Cristianesimo sul Gargano. Durante la diffusione del Cristianesimo non si hanno notizie di persecuzioni né a Vieste né sull'intero Gargano: si deve ipotizzare che la nuova religione venne tollerata dai fautori del paganesimo. La nuova religione, infatti, penetra anche se non rapidamente, in tutti i paesi della fascia costiera e nei centri di maggior traffico commerciale, sparsi sulle maggiori vie di comunicazione e in quelle che conducono a Roma. Il paganesimo prosperò fino a tutto il V secolo. "La Salata" oltre ad avere l'importanza archeologica descritta, presenta notevoli caratteristiche anche sotto l'aspetto geologico, botanico e faunistico. AlI'intero dell'area, infatti, scorrono due ruscelli di origine carsica.
Essi, in realtà, rappresentano la parte terminale di un lungo percorso sotterraneo delle acque meteoriche che dopo essere state inghiottite in superficie, attraversano un territorio ipogeo caratterizzato soprattutto da formazioni calcaree con resti fossili di nummuliti, fino a defluire a mare. Lungo la costa del Gargano da Lesina a Mattinata si contano oltre 200 sorgenti di questo tipo. Alcune affioranti altre sottomarine. La sorgente che affiora da una grotta de "La Salata" presenta acque purissime anche se con un rilevante grado di salinità. In queste acque si sono preservate, miracolosamente, alcune specie faunistiche, qui relegate dall'antico sistema di zone umide costiere, oggi quasi del tutto scomparso. E' presente la rana, la tartaruga d'acqua e la biscia d'acqua. Anche l'ittiofauna è validamente rappresentata da anguille e cefali che qui vengono a deporre le uova. Tra le specie ornitiche maggiormente osservate si deve menzionare il barbagianni, il colombaccio, la ghiandaia marina, la ballerina bianca, oltre a diverse specie di uccelli di macchia. Tra i pipistrelli è presente la nottola. La vegetazione è quella tipica della macchia mediterranea, ricca e profumata, e nella zona palustre oltre a cardi giganteschi troviamo una rarissima colonia di crescione d'acqua.
L'ITINERARIO ARCHEOLOGICO SULL'IPOGEO "LA SALATA " E' TRATTO DA:
http://www.vieste.it/itinerario_archeologo.htm http://www.vieste.it/itinerario_archeologo2.htm
August 05 ll ruolo delle comunità e della società civile nella salvaguardia e nella valorizzazione sostenibile del patrimonio immateriale per la trasmissione e valorizzazione sostenibile dei beni immateriali
Carpino - «ll ruolo delle comunità e della società civile nella salvaguardia e nella valorizzazione sostenibile del patrimonio immateriale per la trasmissione e valorizzazione sostenibile dei beni immateriali»: è questo l’interessante e impegnativo tema della tavola rotonda che si svolgerà il 4 agosto prossimo a Carpino, organizzata dall’Associazione culturale “Carpino folk festival” e dal Comitato nazionale per la promozione del patrimonio immateriale.
Una giornata, spiegano gli organizzatori dell’attesa manifestazione, di riflessione sul patrimonio culturale immateriale, per un impegno concreto e quotidiano delle Comunità e della società civile nella tutela dei diritti culturali e nella protezione, trasmissione e valorizzazione sostenibile dei beni immateriali. Il Carpino Folk Festival, i Cantori che lo hanno ispirato e l’intera cultura legata all’etno-folk garganico meritano di rientrare nel patrimonio immateriale. Il programma prevede come relatori: Rocco Manzo (sindaco di Carpino), Michele Ortore (presidente dell’Associazione culturale Carpino folk festival), Stefania Massari (soprintendente, direttore dell’Istituto Centrale per la Demo-etno-antropologia, Museo delle Arti e Tradizioni popolari, Roma), Ruggero Martines (Soprintendente, direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia), Emilia De Simoni (Istituto Centrale per la Demo-etno-antropologia, Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, Roma), Tana de Zulueta, (già presidente della Commissione Cultura dell’Assemblea Parlamentare Euromediterranea, membro del Comitato per la Promozione e Protezione dei Diritti umani), Patrizia Resta (Università di Foggia, Cattedra di Antropologia), Antonietta Caccia, (presidente dell’Associazione Circolo della Zampogna), Giuseppe Michele Gala (Presidente dell’Associazione Taranta, membro del Comitato per la valorizzazione delle Tradizioni, Direttore didattico dei laboratori del Carpino folk festival), Giuseppe Torre (coordinatore del Comitato per la Promozione del patrimonio immateriale). Fin qui gli interventi programmati per la mattina. Nel pomeriggio, si discuterà di «Come coinvolgere le comunità nel processo di salvaguardia e gestione attiva del patrimonio immateriale»; «Come valorizzare in modo sostenibile il patrimonio immateriale»; «Quali beni tutelare e come». Dopo il dibattito, è prevista la presentazione dei risultati dei tre gruppi di lavoro, con la messa a punto dell’agenda delle prossime azioni del movimento per la protezione e valorizzazione del patrimonio immateriale. La partecipazione ai gruppi di lavoro è aperta a tutti, singoli ed associazioni, anche attraverso i Forum del “Comitato per la promozione del patrimonio immateriale”, dell’”Associazione Carpino folkfestival ” e della web community “Pizzicata”. Moderatore dell’appuntamento sarà Barbara Terenzi, consigliere scientifico della Fondazione “Basso sezione internazionale e Coordinatore del Comitato per la Promozione e protezione dei diritti umani.
Foggia, ‘tuteliamo la storia di Capitanata’ Il presidente della Provincia Pepe (05/08/2008)
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