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June 26

Artisti innamorati del Gargano

LA LUCE MERIDIANA DI ROMANO CONVERSANO

 

di Teresa Rauzino

 

 Romano Conversano

 

La realtà non è mai tutta bianca o tutta nera. E' ricca di colori. Di sfumature azzurrate di Oceano e di Mare. Mare Mediterraneo in luce meridiana. Questo, forse, il 'punto di vista' del segno e del colore di Romano Conversano. E' l'Italia del Sud ad attrarlo. Un ricordo atavico, una necessità del sangue, di un DNA istriano fatto di bora e di vento, di altane a picco sul mare. Contro le nebbie padane. Vi scende di corsa, tormentato dall'idea che l'improvvisa illuminazione gli possa sfuggire. Come acqua tra le dita aperte. Come acqua nelle cretacee rocce carsiche.  

In un mattino d'estate, Peschici gli presenta, in piena luce, il suo fulgente bianco candeggiato, il suo lustro di rocce, il suo cielo satinato. Immersi nel mare di puro smeraldo. Immersi nella loro calda solarità. Rocce, mare e cielo appaiono ai suoi occhi. Non hanno bisogno di essere amati. Lo sono da tempo immemorabile ... e diventano luogo della memoria, varco inevitabile del tunnel oscuro della vita. E' il lontano 1957. Il mare, gli scogli, la pineta, la vegetazione aggrovigliata e lucente gli appaiono il luogo congeniale dove fermarsi, dove poter costruire, quadro dopo quadro, il suo racconto vitale.
Qui crea un atelier. Non in un attico qualsiasi, ma nel Castello federiciano, “antico fortilizio sul ciglio della Rupe precipitante a picco nel mare”. E' il simbolo della Peschici slava, di una terra di frontiera. Ricostruita dagli Schiavoni a inespugnabile baluardo delle Terre vicine contro le scorrerie turche. Diventerà il suo rifugio. A contatto con la natura vera. Un luogo dove è possibile 'riprendere il proprio sé, in una condizione di vitale straniamento. Lontano dal caos metropolitano. Un luogo dove è possibile addormentarsi al roboante frangersi dei 'cavalloni', delle ondate marine sotto le finestre. Per essere svegliato, all'alba chiara, dal rumore cadenzato della risacca... con negli occhi un fulminante fascio di luce, visualizzante incredibili intermittenti colorazioni. Dipingere in mezzo a quella luce, nell'incantesimo di un mare sempre azzurro, fra rocce, pini d'Aleppo e sabbie, diventa un sogno ritrovato ad ogni sorgere del sole...

Lo scrittore Dino Buzzati resterà ammaliato dalle vibranti 'marine' di Conversano. Dal chiarore accecante delle case mediterranee nella controra. Dai trabucchi. Dal mare di cobalto di Peschici. Sono talmente vivi da infondere il senso del vuoto, delle profondità abissali: 'Scaglie di colore, verdi e azzurri dominanti, fuse e sovrapposte a creare un tipico fermento, vibrazione, lievitazione'. 'Ma è soltanto la luce a far questo o è piuttosto una irrequieta sensibilità del pittore che trasmette alle cose il fremito che porta dentro?'. E' la domanda che Buzzati si pone. La sua ipotesi evoca ulteriori suggestioni: 'Non si muovono solo le acque laggiù, ma si muovono anche le scogliere, tremolano le bianche case nel sole meridiano e non riescono all'immobilità neppure gli alberi, i prati, la pelle delle giovani donne, non parliamo poi degli occhi!'. Una vibratilità tipica di certe intelligenze inquiete, mai paghe, prese dall'ansia febbrile di conoscenza.

Romano Conversano trasmette immediata forza vitale a chi scopre vicino alla sua sensibilità. Senza preconcetti. Il contatto è vero, mai virtuale, profondamente sincero. Percepisce istintivamente, da un punto di vista inusuale, ansie rimosse, malinconie 'al femminile'. Vissute giorno dopo giorno, storia dopo storia, amore dopo amore, dalle enigmatiche 'donne del mare' stagliate su larghi orizzonti. O immerse in fondali oscuri di bosco. Le ritroviamo proprio qui, nella 'terra di frontiera' adriatica. Attestano, con i loro sguardi sofferti, gli incompresi stati d'animo delle donne di oggi e di sempre. Sdraiate sulla 'sabbia fine' di Peschici, attestano il sottile, antico fascino slavo e mediterraneo. E tutti noi, come il poeta Mario Luzi, restiamo profondamente colpiti da quegli occhi profondissimi di Nereidi. Dal loro penetrante sguardo indagatore. Rivelante, a ciascuno di noi, il suo cuore vero.

 

...cinquanta, 1998Bella nel bosco, 1999Donna che esce di scena, 1974Donna del sud, 1989Donna d'oggi, 1978La donna del mare, 1985

 

June 17

Carpino folk festival 2008

Suoni di passi Laboratori didattici del Carpino Folk Festival 

 

Arrivato alla tredicesima edizione, il festival della musica popolare e delle sue contaminazione, promosso dall'Assessorato al Mediterraneo e dell'Assessorato al Turismo della Regione Puglia, dalla Provincia di Foggia, dal Comune di Carpino, dalla Comunità Montana del Gargano, dal Parco Nazionale del Gargano ed organizzato dall'Associazione Culturale Carpino Folk Festival in collaborazione con l'Azienda di Promozione Turistica di Foggia e il GalGargano

 

PRESENTA

 

“Suoni di passi” - Laboratori didattici 08

 

Laboratori: Tradizione, musica popolare, capacità d’improvvisazione, una rosa, 5 corde e una chitarra. Il resto vien da sé. Che sia una serenata sotto casa della propria amata o semplicemente un sonetto a sdegno e di "stramurte" con evidenti traslati erotico-allusivi. È la chitarra battente, antico strumento popolare del Gargano, che torna come ogni anno con il suo ritmo e le sue particolarissime armonie a riproporre la storia, con suoni che rispolverano antichi usi e costumi.

 

La Chitarra Battente tra filosofia, antropologia e musica. Ma non solo. Coltivano la passione per questo strumento particolare da anni. Da quando erano bambini. Spettatori dei "nonni". Da quando assistevano alle feste di famiglia. La sua musica racconta di atmosfere e vissuti passati. Di quando bastavano una chitarra e quattro amici per rendere un semplice momento, un evento da ricordare. Le dita della mano destra dei suonatori sfregano e colpiscono, rimbombando, il piano armonico creando un effetto armonicopercussivo. Si produce così un suono battente, da cui deriva il nome dello strumento. Ai suonatori di chitarra battente si accompagna la voce del "cantori". E poi i balli. Le tarantelle. Il tutto sulle note di antichi sonetti dedicati all’amore e alla passione. La passione per la musica popolare.

 

Chi si interessa di musica popolare, sa che la zampogna, assieme alla “chitarra battente”, costituisce lo strumento tipico per eccellenza.

Quando oggi si ascolta una zampogna viene normale e naturale associarla all'idea del Natale, alle relative vetrine lucicanti oppure all'ipocrita "quanto siamo buoni". Ma c'è dell'altro dietro una zampogna che da millenni accompagna la vita dell'uomo.

 

Il termine "zampogna" deriva dal latino arcaico sumponia, che riprendeva la parola greca symphònia ed evidenziava il carattere polifonico dello strumento.

La zampogna, detta anche cornamusa, piva, o in area lucana chiamata i suoni, la sampogne, la zampogne, è un aerofono e fa parte della categoria degli strumenti ad ancia incapsulata.

 

Questo sacco con le canne, questa capra che suona, come dicono in Calabria, nonostante la sua utilizzazione anche nella musica colta, fu ed è ancora lo strumento principe nella musica popolare di tutta Europa e dell'Italia del Sud. Dalla sicilia e in tutte le zone del sud, tranne che in Puglia, fino a Tivoli e poi misteriosamente scompare. Il suo funzionamento consiste in un sacco di pelle (è una pelle intera di capra o pecora ricavata con una tecnica particolare di scuoiamento) a tenuta ermetica e gonfiato dal suonatore attraverso una canna di legno (insufflatore) munita di una valvola di non ritorno, che fa sì che l'aria sia convogliata nelle canne dello strumento (di legno e molto raramente di canna) dalla pressione del braccio che comprime il sacco.

 

E poi chitarre francesi, castagnole, tamburelli, flauti e arpe per i laboratori didattici del Carpino Folk Festival 2008 sotto l'ideazione e la direzione artistica del settore didattico-scientifico di Pino Gala.

 

Da www.carpinofolkfestival.com puoi scaricare Locandina e Modulo di Partecipazione (Ufficio Stampa - Antonio Basile - Associazione Culturale Carpino Folk Festival)

 

LA TARANTELLA FRA CHITARRE, ARPE E ZAMPOGNE

Le tarantelle del Gargano e la tarantella figurata in Lucania

Antropologia della danza e della musica: prof. Pino Gala

Ogni anno confrontiamo il repertorio etnocoreutico del Gargano con quello di altre zone del centro-sud. Quest’anno la didattica comparativa esporrà le forme più antiche della tarantella di Carpino e di paesi garganici con le tarantelle “figurate” o “comandate” presenti in Lucania. Si tratta di tarantelle che hanno subìto l’influenza della contraddanza francese settecentesca e della quadriglia del periodo napoleonico e romantico, e sono state francesizzate ed elaborate attorno a nuclei coreutici e cinetici che saranno evidenziati.

 

Il percorso del Laboratorio, dunque, sarà anche un’occasione per ripercorrere le varie fasi evolutive della danza tradizionale del sud: dalle tarantelle sei-settecentesche a quelle tardosettecentesche e ottocentesche. Anche gli strumenti musicali delle tradizioni garganiche e lucane segnalano questa trasformazione, dai flauti e zampogne si è passati alle chitarre battenti e francesi, per giungere nella seconda metà dell’800 al dilagare dell’organetto diatonico.

 

Come sempre, il Laboratorio di danza si avvale dell’esperienza trentennale di ricercatori, che alterneranno alle lezioni pratiche anche momenti teorici per contestualizzare le danze apprese e spiegare i sistemi di trasmissione e trasformazione delle danze popolari nell’ex Regno di Napoli. Il tutto corredato da materiali didattici (pubblicazioni discografiche e bibliografiche) e da una ricca documentazione video e audio.

Repertorio: tarantella di Carpino, S. Giovanni Rotondo e Ischitella, valzer fiorato, tarantella del Potentino, passé della valle del Sele.

Tecnica del ballo: Pino Gala e Tamara Biagi

Durata totale: 18 ore dal 02 al 05 agosto

 

La tarantella Battente

Il percorso didattico continua con la proposizione dei corsi sulle tecniche e gli stili esecutivi della Chitarra Battente e del Tamburello per l'accompagnamento dei canti e delle tarantelle del Gargano e di gran parte del sud Italia.

A Carpino grazie soprattutto ad Andrea Sacco è stato possibile tramandare le tecniche e gli stili esecutivi dello strumento principe della musica popolare garganica, la chitarra battente.

Chi ha imparato alla maniera tradizionale a suonare la chitarra battente e a cantare le tarantelle di Carpino, ossia affiancando il più grande suonatore e cantatore del Gargano, trasmetterà le tecniche e gli stili esecutivi della chitarra battente per l'accompagnamento dei canti e delle tarantelle del gargano.

Repertorio: Montanara, Rodianella e Viestesana.

Tecnica di suono : Giuseppe Di Mauro (Suonatore dei Cantori di Carpino)

Durata totale: 12 ore dal 01 al 04 agosto

L'esecuzione dell'altro strumento magico di tutte le tradizioni del Sud Italia, il tamburello, ci verrà tramandato da chi, oltre agli studi accademici, ha potuto apprendere lo stile musicale direttamente dai depositari della tradizione. I partecipanti potranno così acquisire una conoscenza di base di gran parte dei ritmi e delle tecniche tradizionali del sud Italia (Tarantella del Gargano, Pizziche Salentine, Tarantella di Montemarano, Tarantelle della zona del Pollino e del sud della Calabria) nonché, compatibilmente con il tempo dedicato allo strumento, la capacità di eseguire alcuni di questi brani.

Repertorio: garganico, salentino, montemaranese, della zona del Pollino e del sud della Calabria

Tecnica di suono : Antonio Manzo (Suonatore dei Cantori di Carpino)

Durata totale: 12 ore dal 01 al 04 agosto

Per informazioni : Associazione Culturale Carpino Folk Festival Via Mazzini, 88 – 71010 Carpino (FG) Tel. 0884 326145 dalle 14:30 alle 19:00

Tamburello: Antonio Manzo 346/2458058

Chitarra battente e Danza: Alessandro Sinigagliese 333/1793708 – 347/9012313

 

Per l’iscrizione compilare e spedire a:

laboratorididattici@carpinofolkfestival.com il Modulo di Partecipazione.

 

Non è necessario superare i confini dell’Italia per godere della vista di luoghi dal sapore incontaminato e dalla natura quasi selvaggia.

 

 

 ANTONIO BASILE

 Uff. Stampa Ass. Culturale “Carpino Folk Festival”

June 16

una mostra e tantissimi grandi eventi dedicati a Paz

 

 

Presto una mostra e tantissimi grandi eventi dedicati al celebre artista nel ventennale della morte

 

PAZIENZA

 l'uomo  di San Menaio

 

 TERESA MARIA RAUZINO

 

 

Pazienza ai tempi di Pompeo

Andrea Pazienza è nato a San Menaio, Foggia, ed è praticamente pugliese, pur vivendo tra Bologna e New York”.

Così PAZ (all’anagrafe nato a San Benedetto del Tronto da genitori sanseveresi) in una famosa “striscia”  reinventa la sua biografia, sottolineando il suo amore viscerale per il Gargano, un Gargano trasfigurato  che assurge a protagonista di alcune delle più belle storie.

Le location preferite da Pazienza sono quelle che gli erano rimaste nel cuore e nella mente durante le lunghe estati passate sul Gargano: San Menaio (Saint’ Mnà), il trabucco di Montepucci, Peschici, gli scorci con le Tremiti in lontananza, la Foresta Umbra. Ne “Il Partigiano”, quando i carri armati comunisti invadono San Severo, è sul Gargano che un solitario Pazienza si dà alla macchia per condurre la sua originalissima Resistenza. Le “Figure storiche”  sono delle rivisitazioni picaresche dei suoi ricordi d’infanzia. “Una estate” coglie le atmosfere e i sapori della bella stagione, i riti della villeggiatura, l’indolenza della “controra”. Le stesse atmosfere, in  chiave ironica, impregnano la tavola  “Tipi da spiaggia” oltre alla satira corrosiva del “perché delle anatre”.

Andrea Pazienza, soprattutto a San Menaio ha lasciato tanti amici che, a vent’anni dalla sua scomparsa, non lo hanno mai dimenticato. Ora stanno preparando una mostra che sarà titolata “Un’estate – Saint Mnà, spiagge contigue e le altre bellezze del Gargano”: si preannuncia “l’evento impedibile” della prossima estate.

In mostra le tavole e una vasta produzione inedita dell'artista. 

Sagome e ingrandimenti saranno istallati lungo tutto il percorso virtuale, mentre una saletta sarà riservata alla proiezione multimediale. Saranno esposte anche le foto di Andrea scattate dagli amici Vanni Natola, Luigi Damiani, Enrico Pazienza. Agli "scatti" di Isabella Damiani (la famosa Isa amata da Paz) sarà riservato uno "spazio speciale" presso la più prestigiosa ed elitaria residenza di San Menaio:  Villa Santovito.

Queste foto, unite a quelle di Gino Nardella,  “forti quanto una carezza o quanto un pugno in pieno viso”, sono un “luogo capovolto della morte”. «Andrea – scrive Nardella  - andava pazzo per lo struggimento spirituale che gli dava il Gargano, terra dura e pericolosa, bella e cattiva come il mare. Eccolo lì, quando ancora era il semisconosciuto studente Pazienza Andrea. Già genio, già PAZ. Di personaggi come lui se ne vede uno ogni cento, centocinquanta anni. Uno ogni sacco d’anni, appunto».

Il regista Renato De Maria ha già consacrato Andrea Pazienza,  attingendo agli innumerevoli spunti offerti dalle storie dei suoi personaggi più noti. Sullo sfondo della Bologna degli anni ’70, davanti agli occhi dello spettatore scorrono Zanardi, Colasanti e il mitico Pentothal , il depresso studente/artista alle prese con la fine di un grande amore con Lucilla. II film ha prediletto l’aspetto poetico del personaggio, parlando soprattutto ai giovani , che di Andrea non sapevano nulla. Lo hanno scoperto nella sua profonda attualità, pericolosamente vicino alle loro ansie, utopie e speranze.

 

L'articolo è stato pubblicato il 14 giugno 2008 dal "Corriere del mezzogiorno-Corriere della sera"

 

 

  

PROGRAMMA DETTAGLIATO DEGLI  EVENTI

SABATO 19 LUGLIO
MATTINA
SPIAGGIA S. MENAIO

Invasione dei cavalletti.
Concorso a premi per fumettisti ed artisti in erba

SERA
CASTELLO DI VICO DEL GARGANO

Inaugurazione mostra Andrea Pazienza
Rinfresco


VICO DEL GARGANO
Piazza San Domenico
Incontro con Vincenzo Mollica, Milo Manara, Michele Pazienza, Nichi Vendola, Luigi Damiani, Giuseppe Aguiari, Michele Francesco Afferrante e Filippo Mauceri
  
 
DOMENICA 20 LUGLIO

S. MENAIO
Intitolazione lungomare ad Andrea Pazienza con realizzazione di murales ad opera della SCUOLA ROMANA DEL FUMETTO. Premiazione Invasione dei cavalletti.

SAN MENAIO (VILLA SANTOVITO)
Inaugurazione della mostra di foto di ISABELLA DAMIANI con ritratti di Andrea Pazienza  (fino al 25 agosto)

SERA
S. MENAIO

Spettacolo teatrale
  

VENERDI’ 25 LUGLIO

SERA
S. MENAIO

Talk e  Proiezioni video "AMICI PAZ" condotto da  David Riondino,  Ernesto Assante e Gino Castaldo, Alberto  Fortis, Claudio Lolli, Roberto “Freak” Antoni, Lillo e Greg

SABATO 26 LUGLIO
SERA
Piazza San Domenico

notte Pazza cabaret con Olcese e Margiotta

NOTTE
VICO DEL GARGANO
Discoteca: Musica ’77-’87 con Soulful + dj Arnold



MERCOLEDI’ 04 AGOSTO
SERA
VICO DEL GARG. (ANFITEATRO)

Teatro con Antonio Rezza


MERCOLEDI’ 05 AGOSTO
SERA
CARPINO. (PIAZZA CENTRALE)

Concerto di Vinicio Capossela


SABATO 6 LUGLIO
SERA
VICO DEL GARGANO (CAMPO SPORTIVO)

Spettacolo teatrale di Dario Fo
 

La data e il luogo precisi per il concerto di Vinicio Capossela sono ancora da stabilire.

 

 

19 luglio- 24 agosto 2008

Vico del Gargano (FG), Palazzo Della Bella

 San Menaio, Villa Santovito

 

  

Info:

giov.nicolai@tiscali.it

direttore@fuoriporta.info

 

 

June 15

Lo scempio del Centro Storico

Lo scempio del Centro Storico di Vico del Gargano 

 

 

NUOVI MISFATTI, ANTICHI DIFETTI…IL NUOVO DOV’E’?

 

 

 

 

Mentre i lavori di pavimentazione di Corso Umberto e via Di Vagno proseguono nel peggiore dei modi con materiali assurdi e non solo orribilmente lavici, ma della peggiore qualità(foto n. 1). Materiali che comunque, tengo a ribadire, per tradizione non ci appartengono e, il corso principale, non meritava proprio tanto scempio! Un Progetto assurdo (con fondi P.I.S., per giunta) partorito dalla precedente Amministrazione e che l’attuale in carica non ha fatto nulla affinché si salvasse il salvabile. Ha, invece, addirittura peggiorato le cose, con una Variante in corso d’opera, in cui si è approvata la rimozione degli attuali cordoli dei marciapiedi in pietra calcarea(in loco da oltre 50 anni), sostituendoli con cordoli in materiale lavico della peggiore qualità esistente sul mercato(assurdamente irregolari) e contrastanti con la pavimentazione dei marciapiedi in elementi regolari (vedi foto n. 1).

Da notare che l’autorizzazione della Soprintendenza ai Beni Culturali del 31/01/07 al punto due della lettera B recita testualmente: “Siano recuperati, reimpiegati e riposti, ove possibile, nel loro sito originario, i cordoli calcarei degli attuali marciapiedi”.

Perché questa disposizione è stata disattesa?

Altre disposizioni, successivamente, sono state “stranamente” ritrattate dalla Soprintendenza, questa invece è rimasta e tuttavia…

Come se non bastasse…un condensato di arroganza, ignoranza, atavica apatia e menefreghismo, pericolosamente dilagante da queste parti, come un “killer”, procede imperterrito, facendo terra bruciata ovunque. Così, anche l’estinzione del Centro Storico continua, senza sosta. I vari allarmanti appelli, da noi lanciati ripetutamente, continuano a cadere nel vuoto. Tutto continua come prima, i misfatti e l’incuria pure, da ogni parte.

Alcuni esempi, fra tanti, sono contenuti in queste foto recentissime e, purtroppo, ormai storiche.

 La seconda immagine mostra uno scorcio di muro dai colori non più riproducibili nel suo armonico splendore. Colori dalla preziosità di un autentico quadro d’autore.

Rothko, che nell’arte contemporanea, amava creare con i colori immagini estasianti, sarebbe rimasto egli stesso incantato da questa esplosione di colori che l’uomo e il tempo hanno saputo amalgamare.

Tale capolavoro, il mese scorso, si poteva ancora ammirare, fotografare e magari… preservare. Ora, è solo un ricordo! L’ennesima impunita violenza. Un’opera d’arte e secoli di memoria storica, svaniti nel nulla.

In modo irreversibile, come la morte. Un ciclo di vita e di storia cancellato da un colpo di spugna, anzi, da un pessimo e orrendo strato di intonaco biancastro, anonimo (rasante) che una mano ignara ha steso e, un mancato controllo, ha consentito.

Tutto quello che resta, ora, è una riproduzione fotografica(per fortuna) da consegnare a coloro che riusciranno e vorranno trovare ancora nel proprio “io” un po’ di poesia…e un po’ di quella identità storico-culturale che, inesorabilmente, si sta  cancellando in via definitiva, senza possibilità di appello.

La terza immagine mostra la decapitazione dell’ennesimo comignolo, con relativa metamorfosi in qualcosa di ultra moderno...obbrobrioso, estraneo. Il tutto nella totale indifferenza e, quello che ancora peggio, con l’ausilio e la complicità dei nostri tecnici in erba…ai quali, in tutta modestia, consiglierei un maggior approfondimento delle tematiche architettonico-ambientali.      

   

Potrei andare avanti con tantissimi altri esempi di scempi perpetrati di recente, ma non voglio approfittare, più di tanto, della disponibilità e degli spazi che, gentilmente, mi vengono concessi.

Parafrasando “L’Aquilone” di G. Pascoli: “C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico…” Beh, qui purtroppo non c’è nulla di nuovo, ma solo l’antico(modo) di  procedere per la strada sbagliata. “…e sento che sono intorno nate le viole…” Di questo passo, continueremo a vedere solo rovi, altro che viole!

E’ proprio ora di darsi una mossa! E’ ora di cambiare il vecchio iniquo modo di procedere. E’ ora di rimboccarsi le maniche e mostrare, veramente, cosa si è in grado di fare di buono per invertire la rotta e cambiare la pericolosa china di questo paese, finché si è in tempo.

Salvare e preservare, almeno, quel che resta del nostro Centro Storico è un dovere civile e una responsabilità da cui nessuno può esimersi. Certo, non è difficile rendersi conto che vi sono anche tante altre problematiche nel nostro paese, di non facile soluzione, ma questo non può servire da alibi. Cominciamo responsabilmente da qualche parte e non continuiamo a distruggere anche quello che, per fortuna, ancora abbiamo!

Se è necessario, magari, cominciamo a mettere le persone giuste al posto giusto e che abbiano responsabilità e appropriata competenza.

Nelle linee programmatiche di questa Amministrazione, a proposito di Centro Storico, si leggono le seguenti parole: “ La valorizzazione del centro storico prima di tutto come percezione culturale che ne hanno i cittadini è una questione di enorme importanza. Mettere un freno ad un processo degenerativo di modernizzazione e quindi di conseguente spersonalizzazione della parte storica del paese è quanto mai auspicabile. Occorre prendere coscienza di come la conseguenza più pesante della perdita di un’identità sia la conseguente perdita di valore. E’ necessario quindi essere gelosi del centro storico nel senso che la conservazione, la tutela, la conoscenza il più possibile rigorosa deve essere vista come unica possibilità di sviluppo. Quanto più si conserverà una tipicità ambientale, paesaggistica e architettonica, tanto più si potrà contare in un ritorno da un punto di vista turistico e culturale”. Parole ineccepibili, ma se restano solo parole, a cosa servono, se poi tutto prosegue come prima e più di prima? Coraggio dunque, si faccia seguire alle parole i fatti. Poniamo una volta per tutte, veramente, un freno a questo processo degenerativo di brutta modernizzazione  di questo nostro bistrattato Centro Storico! Concretezza, competenza e ancora concretezza e determinazione impone la situazione! Solo i buoni propositi, non bastano.    

                                                                                

Valentino Piccolo

Direttore Gruppo Archeologico Garganico "Silvio Ferri"

 

Articolo tratto  da "IL GARGANO NUOVO" GIUGNO " giugno 2008

 

 

              

June 13

Adottiamo i centri storici del gargano Nord!

Indagine sui centri storici

del Gargano Nord

 

   

TERESA RAUZINO

 

 

I centri storici italiani, con le loro meraviglie archeologiche, urbanistiche e architettoniche, con le loro opere d'arte che rappresentano il 50 percento del patrimonio censito dall'Unesco, rischiano la scomparsa. Ad esempio, i borghi antichi del Sud sono in gran parte abbandonati. I problemi di questi centri derivano dal flusso migratorio, notevole soprattutto nella nostra area territoriale: il Gargano Nord. Migliaia di persone hanno abbandonato le campagne per recarsi parte all'estero e parte nelle grandi città del Nord, lasciando abbandonati ettari ed ettari di terra. Nelle aree depresse e sottosviluppate il fenomeno dell'emigrazione ha generato strozzature nei sistemi produttivi più elementari, squilibrando ancora di più la distribuzione del reddito.

 

I centri storici garganici presentano caratteristiche proprie, in grado di differenziarli notevolmente da quelli di altre regioni. Alcuni abitati, infatti, presentano forme e nuclei antichi di singolare bellezza, in quanto influenzati dall'andamento delle coste: è il caso di Peschici, Vieste, Rodi.

Da non trascurare gli abitati come Vico e Monte Sant’Angelo, ove prevalgono caratteristiche ambientali particolari. Le trame viarie di questi paesi risalgono all'epoca romana, si presentano come una enorme scacchiera formata da strade, viottoli e linee di confine.

 

Quasi tutti i centri storici pugliesi sono di origine medievale e direttamente collegati alle vicende storiche di quel periodo, segnato dall'avvicendarsi di dominazioni bizantine, longobarde, normanne.

Una costante dei centri urbani, che si è resa ancor più evidente negli ultimi anni con la speculazione edilizia dilagante, è il degrado paesaggistico dei circondari periferici: in pratica uno scenario arido e desolante fa spesso da "porta" ai centri garganici.

Fino a qualche anno fa il promontorio era ricco di colori e forme. Infatti Monte Sant'Angelo era il paese dei terrazzamenti e dell'Arcangelo, Rodi il paese degli agrumi, Peschici il paese degli orti e degli ulivi. Boschi di pino e cerro si armonizzavano col caratteristico centro storico. Le strutture edilizie, inoltre, stabilivano un intimo rapporto di convivenza col paesaggio vegetale dei luoghi: oggi invece l'urbanizzazione contrappone un paesaggio urbano desolante e totalmente estraneo ai valori storico-ambientali del centro storico. La nuova espansione urbana ha infatti, con l'uso scorretto delle linee di colore e delle tecniche di costruzione, rotto gli equilibri esistenti.

 

Per questo motivo, lo studio dei centri storici, la loro restituzione grafica, costituiscono motivo di riflessione sulla opportunità della loro salvaguardia, insieme a quella del territorio circostante. Affinché s’intenda il centro antico "non come tutela passiva che lo Stato dovrebbe assumersi in nome dell'arte e della storia", è necessario che rappresenti una "vitale sopravvivenza, in relazione a una effettiva realtà pratica". E' importante che assuma una funzione essenziale di sede dell'artigianato o sfrutti la sua vocazione turistica, in modo da sopravvivere in autonomia. Occorre approfondire, relativamente ai centri di antica origine, le compatibilità con gli usi turistici: il 35,6 percento degli italiani, il 40,2 dei pugliesi e il 41,3 degli stranieri intervistati in una indagine del C.S.T. (Centro Italiano di Studi Superiori sul Turismo) ha dichiarato che preferirebbe abitare nel centro storico di una località turistica garganica, piuttosto che in un insediamento negli anonimi villaggi turistici periferici.

 

La rivitalizzazione in funzione turistica dei centri storici minori richiede il sinergico intervento di provvidenze regionali, autorità locali e imprenditori. Lo sviluppo del turismo non può continuare a incentrarsi su una pura e semplice “vocazione” astrattamente conclamata, e non sostenuta da interventi e scelte concrete. E’ ad esempio necessaria una “specifica politica dei servizi”: collegamenti del centro col mare, parcheggi riservati ai turisti, e così via. E’ necessario che anche gli operatori turistici prendano atto di questa tendenza della domanda.

 

La maggior parte degli impianti ricettivi è finora sorta in edifici architettonicamente poveri, raggruppati in aree periferiche a cui spesso però veniva attribuita più facilmente una appropriata destinazione d’uso. Contemporaneamente, i pochi impianti ricettivi esistenti nei centri storici sono andati “intristendo” col risultato di contribuire al degrado del centro sommerso da una miriade di anonimi esercizi pubblici (pizzerie, amburgherie, paninoteche...). Il fenomeno si è verificato nell’ingenuo proposito di aumentare l’attrazione del centro storico, soprattutto nei confronti dei turisti alloggiati negli insediamenti periferici o nell’area circostante. Sovente, però, si è determinata una opposta forza centrifuga, dovuta ad altri similari locali nati nelle aree periferiche di sviluppo turistico; i residenti si sono diretti verso quelle aree, piuttosto che i turisti verso il centro.

 

In molti centri storici del Gargano questo modello di sviluppo può e deve essere invertito, rivitalizzandoli anche attraverso l’adeguamento della ricettività da ubicare al loro interno, senza snaturarne le caratteristiche architettoniche, anzi sottolineandole e valorizzandole.

L’aspetto cosmopolita e internazionale del flusso turistico costituisce un fondamentale fattore di attrattiva, di moda, di animazione. L’obiettivo di una maggiore internazionalizzazione, che assume anche un importante ruolo trainante per la crescita della componente nazionale, è riuscito ad altre regioni meridionali (ad esempio Campania e Sicilia) e può quindi essere raggiunto anche qui, purché si seguano coerenti strategie e politiche orientate in tal senso, e le si alimenti con risorse appropriate. Bisogna quindi perseguire l’obiettivo di migliorare la ricettività alberghiera.

Il rallentamento della crescita di questa ricettività trainante ha fatto sì che numerose stazioni turistiche che da tempo avevano iniziato la fase di decollo, non abbiano raggiunto la notorietà e il prestigio che tutti ritenevano già a portata di mano. I centri storici di Vieste, Peschici, Rodi sono rimasti nel limbo di una delicatissima fase di semimaturità che, se non verrà rimossa con un determinante apporto di capacità ricettiva, potrebbe dar luogo a veri e propri processi involutivi estremamente difficili da contenere. Il decollo di queste località si è arrestato a mezz’aria, per cui le stesse non possono ora fruire dei vantaggi della novità e dall’altro lato non sono ancora approdate sul solido terreno della maturità e della notorietà.

 

Se i centri storici "tornassero alla vita" parecchi turisti ne sarebbero attratti; il centro storico diventerebbe punto di riferimento e di incontro anche con gli abitanti del posto, con dei momenti di reciproca integrazione.

 

Indagine sulle condizioni abitative DEI CENTRI STORICI DEL GARGANO NORD

Qualche anno fa, gli studenti dell’ITCG “Mauro del Giudice” di Rodi Garganico effettuarono un’indagine sui centri storici dei Comuni del Gargano nord.  

I risultati,  pur con inevitabili limiti metodologici dovuti all’esiguità del campione, ci permettono di inquadrare la tipologia dei fabbricati e delle persone residenti. Risalta, in modo particolare a Ischitella ma anche a Vieste, Vico e Rodi, la presenza di edifici risalenti a periodi antecedenti al secolo XV e ad epoche più recenti, ma comunque secolari. Da questo punto di vista, Carpino e Peschici sono invece i paesi meno antichi.

I residenti appartengono alle fasce di età comprese fra i trenta e i novant'anni. La presenza percentuale degli anziani è alta nei quartieri  in cui più vecchi sono i fabbricati, quasi a significare che essi sono legati a quelle mura antiche e ne condividono un'agonia inosservata  dai più giovani. La romantica tesi precedente si rafforza se si considerano i dati relativi alle professioni, che indicano una costante prevalenza dei pensionati rispetto alle persone in età lavorativa. Queste ultime sono rappresentate soprattutto da agricoltori, artigiani, muratori e braccianti, mentre sono sporadici i lavoratori più qualificati e i professionisti.

Un altro dato emerso è la convivenza dei figli maggiorenni con i genitori, mentre coloro che costituiscono nuovi nuclei familiari preferiscono insediarsi nel nuovo abitato. Le motivazioni  si trovano tra le risposte alle domande circa le condizioni abitative delle unità immobiliari. Queste, pur avendo subito ristrutturazioni complete ed avendo un indice di affollamento basso, non sempre sono  dotate di servizi igienici efficienti.

La soddisfazione per i servizi esterni disponibili nelle vicinanze dell'abitazione è buona; le carenze sono individuabili  nelle dotazioni interne. In quasi tutti i paesi vi sono persone insoddisfatte per le condizioni di abitabilità.

Riguardo alle prospettive future sull'utilizzo, gli intervistati, nella quasi totalità proprietari della loro abitazione, si dichiarano favorevoli alla locazione stagionale  per usi turistici dei vani eccedenti alle loro esigenze, mentre sono decisamente contrari alla vendita.

 

Alla domanda: “Cosa potrebbe fare il Comune per rivitalizzare il Centro storico” si sono avute le seguenti tipologie di risposte, in ordine di citazione:

 

Vieste:

·      più pulizia; restaurare le case; aprire un cinema;

Peschici:

·      aumentare i servizi, introdurre negozi e attività commerciali; niente, è già  molto movimentato;

·      vietare l’accesso e il transito alle automobili.

Cagnano:

·      ristrutturare gli edifici e le vie dell’abitato; organizzare fiere, sagre e manifestazioni varie; aprire attività commerciali, per favorire l’afflusso dei turisti e degli abitanti del paese; curare segnaletica, illuminazione  e igienicità;

Rodi : 

·      aprire attività commerciali; curare l’igienicità e la pulizia delle strade; va bene quello che c’è;  migliorare l’illuminazione; costringere i proprietari a restaurare le case.

Vico:

·      migliorare l’illuminazione; vivacizzarlo; migliorare la viabilità; più pulizia; dare incentivi ai proprietari per ristrutturare; migliorare l’abitabilità; creare nuove strutture; ristrutturarlo.

Carpino:

·      creare del verde pubblico; migliorare lo stato attuale; migliorare la viabilità; potenziare l’illuminazione; dare incentivi ai nuovi residenti; istituire un servizio di accalappiacani; maggiore pulizia; ristrutturarlo.

Ischitella:

·      organizzare mostre e sagre e varie iniziative turistiche; modernizzare il centro storico; restaurare l’esterno delle case; rendere migliore la viabilità.

 

Alla domanda “Vendereste la casa ubicata nel centro storico?” i garganici, tradizionalmente attaccati alla propria abitazione, si dimostrano restii a vendere, adducendo i seguenti motivi:

·      motivi affettivi, legati a ricordi d’infanzia e dalla consuetudine a vivere nella casa dei padri;

·      l’abitazione serve ai figli,  vista anche la difficoltà a costruire nuove case (ricordiamo che bisogna ricorrere all’abusivismo, visto che i Comuni non sono dotati di piani regolatori);

·      amano la tranquillità del centro storico;

·      per la comodità;

·      sono restii a cambiare abitazione in tarda età;

·      la casa è un dono di famiglia che non si può vendere in quanto è stato lasciata quasi “in affidamento”;

·      è molto difficile trovare casa;

·      è stata comprata già per un uso stagionale;

·      perché costituisce fonte di guadagno (ha risposto così un ristoratore);

·      perché una casa nel centro storico acquista sempre più valore;

·      perché il posto è bello.

 

Alla domanda “Quale monumento del Centro storico vorreste salvare dal degrado? ” hanno risposto così, in ordine di citazione:

Peschici:

·      Chiesetta di san Michele Arcangelo; Recinto Baronale; Chiesa del Purgatorio.

Cagnano:

·      Palazzo Baronale; la propria casa; il Casale; case signorili.

Rodi:

·      Chiesa del Crocifisso; Castello; tutto il centro storico.

Vico:

·      Castello normanno-svevo-aragonese; Palazzo Della Bella; Fontana Vecchia.

Ischitella:

·      le chiese, in particolare quella del Purgatorio; le mura, la Portella; il centro storico tutto; i palazzi; la casa natale di Pietro Giannone.

Carpino:

·      il Castello e le sue torri; le chiese; abitazioni private antiche; le case abbandonate; le vie.

 

 

 

I risultati dell'indagine  sono stati pubblicati nel volume dell'ITCG "Mauro del Giudice" di Rodi Garganico dal titolo Adottiamo i centri storici del Gargano Nord, progetto didattico a cura di Teresa Rauzino e  Carlo Manicone.   

 

 

 

June 04

FESTA DI FINE ANNO ALL'ISISS "MAURO DEL GIUDICE" DI RODI

  

in scena a Rodi Garganico

“Aggiungi un posto a tavola”

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La Festa di fine anno scolastico, organizzata dal gruppo teatrale dell’Istituto  Superiore “Mauro del Giudice”, ha visto  quest’anno la rappresentazione di “Aggiungi un posto a tavola”, una commedia musicale in due atti, scritta tra il 1973 e il 1974 da Garinei e Giovannini,  e liberamente ispirata al romanzo "After me the deluge" di David Forrest.

La prima edizione di Aggiungi un posto a tavola con Jonny Dorelli, Paolo Panelli, Bice Valori, Daniela Goggi, Renato Turi, debuttò al teatro Sistina di Roma l'8 dicembre 1974, dopo settanta giorni di prove. Lo spettacolo fu premiato da un grande successo di pubblico: rimase in scena per ben sei mesi, tutta una stagione, un vero e proprio record! Nel corso di questi anni, i migliori attori del teatro italiano si sono cimentati, sempre con grande successo,  nei vari ruoli.

Ricordiamo brevemente, per chi non avesse mai assistito a questo spettacolo,  la trama del musical.

Siamo in un paesino di provincia. Clementina, figlia del sindaco del paese, è  perdutamente innamorata del suo parroco,  Don Silvestro. Questi, pur tentato, non può ricambiare l’amore della ragazza, per rispettare il vincolo del celibato ecclesiastico; tenta in tutti i modi di dissuaderla, senza riuscirci.  Una notte,  don Silvestro  riceve una telefonata dal Padreterno, scontento di come si stanno comportando gli uomini sulla Terra. Con voce perentoria, gli comunica che, manderà un secondo diluvio universale. Il parroco, come  Noè, dovrà costruire un'arca di legno, se vorrà mettere in salvo tutti gli abitanti e gli animali del paese 

 Ma Silvestro ha difficoltà ad espletare il mandato: i suoi parrocchiani lo prendono per matto, ad eccezione di Clementina, che si dichiara disposta a seguirlo in capo al mondo. Il padre della ragazza, il sindaco Crispino, ostile al parroco, tenta di ostacolarlo in tutti i modi, creandogli un sacco di problemi, finché sarà convinto da un miracolo “in diretta”.

La storia è impreziosita da figure come Consolazione, l’avvenente “bocca di rosa” che giunge in paese la notte prima del diluvio, destinata dal Signore alla procreazione, per distrarre gli uomini del paese dai loro doveri coniugali.

A ristabilire l'ordine,  riportando gli uomini nelle loro case,  ci penserà il Signore: farà riacquistare a Toto, il “forrest gump” del villaggio, tutta la sua virilità per tenere “impegnata” l’insaziabile Consolazione.

Gran finale a lieto fine: il diluvio sarà scongiurato da Don Silvestro, che convincerà Dio che è meglio lasciar perdere. Tutti festeggiano attorno ad una grande tavola, sulla quale scenderà una colomba bianca: il posto in più, per chi non lo avesse ancora capito,  era riservato proprio allo Spirito Santo.

Nella riduzione curata dall’Istituto “M. Del Giudice”, le belle musiche di Armando Trovajoli (tra cui “Concerto per prete e campane”, “Notte da non dormire”, “Consolazione”, “Aggiungi un posto a tavola”) sono risuonate nell’auditorium “Filippo Fiorentino”, e i giovanissimi attori – ballerini hanno  interpretando i vari personaggi con grande impegno e generosità, comunicando vive emozioni.

Nel cast ricordiamo, in particolare, i  protagonisti: Paolo Di Pumpo (Don Silvestro); Andrea Mongelluzzi (il Sindaco); Federica Padula (Clementina); Claudia Di Fazio (Consolazione) Giuseppe de Gioia (Toto).

Un plauso anche alla bravissima Stefania Petrosino, che oltre a far parte del gruppo di ballo, ha curato il  bel video che, proiettato sul maxischermo dell’auditorium, ha decisamente qualificato l’originalità della rappresentazione.

Una performance davvero perfetta:  i costumi, la scenografia, le coreografie e le luci hanno creato le suggestioni volute dall’attenta regia curata dalle prof.sse Raffaela Specchiulli e Rita Lombardi.

Tanti gli applausi degli studenti in platea che non avevano finora mai assistito a questo bel musical.

La mattinata si è conclusa con il gruppo folk, coordinato dal prof. Costantino Vocale, che ha  deliziato l’auditorio con i balli della tradizione  carpinese.

Arrivederci al prossimo anno scolastico!

 

Teresa Rauzino

L'ALBUM FOTOGRAFICO E' su questo blog

 

 

 

June 03

ALLA SCOPERTA DEI MULINI AD ACQUA DI CAPITANATA

Quando l’acqua dava il pane.

 “I mulini ad acqua dell’Alta Valle del Celone”